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Cyberbullismo in Torino e provincia
20 Giugno 2014
Scritto da 

Cyberbullismo in Torino e provincia

AMICIZIA-INTERNET A cura di

Cario M., Franco G., Arbrun R., Ferraud M., Chiapasco E.

Il Cyberbullismo è un fenomeno complesso che coinvolge numerosi aspetti della sfera personale e relazionale dei ragazzi coinvolti.

Sembra difficile darne una definizione precisa, in quanto, se consideriamo la velocità con cui stanno cambiando e si stanno evolvendo gli strumenti tecnologici a nostra disposizione, ogni approccio teorico al problema rischia di rivelarsi ben presto antiquato o superato.

In letteratura una delle definizioni più condivise è quella di Smith e collaboratori (2006), che definiscono il Cyberbullismo come "ogni forma di prevaricazione volontaria e ripetuta nel tempo, attuata mediante uno strumento elettronico, perpetuata contro un singolo o un gruppo con l'obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento, che non riesce a difendersi".

A nostro avviso la straordinaria rivoluzione tecnologica a cui abbiamo assistito negli ultimi 15 anni,  non ha dato ai "nativi digitali" e alle figure educative di riferimento, il tempo necessario per  scindere consapevolmente i comportamenti ammissibili in rete da quelli problematici e potenzialmente dannosi. Così, parallelamente all'uso consapevole e intelligente della rete internet, si è sviluppato e diffuso un uso distorto e improprio.

La diffusione del bullismo tecnologico è significativa e allarmante in quanto, se prima il fenomeno del bullismo era circoscritto al solo contesto reale, ora la vittima può essere raggiunta, attraverso le nuove tecnologie, ovunque e in ogni momento.

Diventa oggi fondamentale intervenire a livello preventivo con “buone pratiche educative” che promuovano un utilizzo delle potenzialità offerte dalla rete consapevole e rispettoso degli altri.

In quest’ottica il nostro Centro Studi ha avviato, nell’anno scolastico 2013/14, il progetto “Cyberfriends – Il valore dell’amicizia ai tempi di Internet”.

Il progetto ha avuto come obiettivo quello di promuovere una riflessione sul tema dell’amicizia e di come questa parola sia spesso stravolta nei suoi significati più profondi nelle comunicazioni mediate dalle nuove tecnologie.

Il progetto ha coinvolto 26 classi terze delle scuole secondarie di primo grado in Torino e provincia, coinvolgendo un campione totale di 431 ragazzi, nel periodo compreso tra dicembre 2013 e maggio 2014. Durante gli incontri nelle scuole è stato somministrato un questionario con finalità esplorative sull'uso delle nuove tecnologie da parte dei ragazzi.

Il questionario ci ha permesso di indagare l'incidenza del fenomeno Cyberbullismo, le modalità con cui avvengono questi episodi e la percezione del rischio da parte dei ragazzi.

 

 

RISULTATI

 

 

Il campione e l’utilizzo delle nuove tecnologie

La ricerca ha coinvolto 431 ragazzi (M 49%; F 51%) frequentanti la classe terza della scuola secondaria di primo grado.

La quasi totalità dei ragazzi ha dichiarato di possedere un cellulare (94%) e solo l'1% ha dichiarato di non avere accesso a internet.

I Social Network più utilizzati sono risultati essere: Facebook (48%), Instagram (26%), Ask.fm (18%). Solo il13% del campione dichiara di non essere iscritto ad alcun Social Network.

Molto utilizzati sono anche i sistemi di messaggistica istantanea: l'81% ha dichiarato di utilizzare WhatsApp e/o WeChat  e solo l'8% non utilizza questo tipo di servizi.

Interessante il dato sul numero di messaggi scambiati quotidianamente (tab 1 e tab 2).

 


Gli atti di cyberbullismo

La percentuale di ragazzi che complessivamente ha dichiarato di aver percepito malessere durante una relazione online è pari al 32%, il 7% di loro ha dichiarato di aver vissuto più di due volte episodi di questo tipo negli ultimi due mesi.

Abbiamo chiesto ai ragazzi di esprimere su una scala da uno a dieci (1="non ho dato molto peso all'episodio" 10="non ho dormito la notte") il livello di sofferenza percepito a seguito di questi episodi.

Il 22% dei ragazzi che hanno subito almeno un episodio di cyberbullismo ha dichiarato un livello di sofferenza superiore a 7 (tab. 4).

Complessivamente 30 ragazzi (10 M e 20 F) hanno dichiarato un livello di sofferenza molto alto (superiore a 7), tra questi i 5 che hanno dichiarato un livello di sofferenza pari a 10 sono ragazze.

Per quanto riguarda la modalità con cui è avvenuto l'episodio nel 61% dei casi il malessere è stato generato dalla lettura di un messaggio, mentre nel 12% dei casi dalla visione di un video.

In merito alle tecnologie utilizzate il 56% dei ragazzi ha dichiarato che il malessere è stato generato da un episodio accaduto su sistemi di messaggistica istantanea (WhatsApp e/o WeChat ), mentre nel 47% dei casi su un Social Network.

Abbiamo chiesto ai ragazzi come hanno reagito a questo episodio, dando loro la possibilità di scegliere tra più risposte. Le due risposte che hanno ottenuto il numero più alto di preferenze sono:

il tentativo di ignorare quanto stava avvenendo nella speranza che smettesse (34%) e affrontare direttamente il cyberbullo chiedendogli di smettere (33%).

Per quanto riguarda le altre risposte, il 14% ha chiesto aiuto a un genitore e solo il 3% lo ha detto a un insegnate (tab 5).

Appare infine significativo il dato relativo alle offese subite da amici o conoscenti. Il 50% dei ragazzi ha dichiarato di aver visto o saputo di un'offesa o aggressione che ha coinvolto un loro amico e/o conoscente avvenuta attraverso internet (tab 6).

 

 

CONSIDERAZIONI

Dai risultati emergono alcuni aspetti importanti sui quali vogliamo soffermarci.

Se è già elevato il numero dei ragazzi che ha dichiarato di aver subito episodi di cyberbullismo (32%), ancora più significativo è il dato sulla diffusione del fenomeno tra gli amici e i compagni (il 50% dei ragazzi ha dichiarato di esserne a conoscenza).

Altro dato particolarmente rilevante è che questi episodi non avvengono esclusivamente sui Social Network (47%), ma avvengono, nel 56% dei casi, attraverso sistemi di messaggistica istantanea (WhatsApp e/o WeChat).

Un'ulteriore riflessione su questi sistemi di messaggistica riguarda la quantità di messaggi scambiati in una giornata, che raggiunge un numero così elevato da imporre alla comunità scientifica ulteriori studi e approfondimenti su quali potrebbero essere, ad esempio, gli effetti di tale frequenza di utilizzo su attenzione e concentrazione.

Dai dati sopra descritti è emersa inoltre un'importante difficoltà nella richiesta di aiuto al mondo degli adulti: solo il 14% delle vittime ha dichiarato di essersi rivolta a un genitore e quasi nessuno ha dichiarato di aver chiesto aiuto a un insegnante. Riteniamo che sia assolutamente necessario creare degli spazi di condivisione su queste tematiche con genitori e insegnanti, in modo da incrementare la loro capacità di individuare questo tipo di dinamiche e avere gli strumenti necessari per gestirle in modo adeguato. Riteniamo infatti che solo una figura adulta consapevole e competente anche in questo specifico ambito, possa essere considerata dai ragazzi come una possibile fonte di aiuto e sostegno a cui rivolgersi nel momento del bisogno. 



Eddy Chiapasco

Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo

dottore di Ricerca in Psicologia Clinica e delle Relazioni Interpersonali

 

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